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A proposito di referendum e sanità

A proposito di referendum e sanità
dicembre 02
22:27 2016

Solo chi è accecato dal pregiudizio partitico o non ha letto la legge di riforma costituzionale sottoposta  al giudizio  dei cittadini  può affermare che con il “SI” alla riforma ci saranno cure uguali per tutti per ogni patologia e non ci saranno più differenze  tra le Regioni.

E quello che più dispiace  è che a dirlo ci sono anche medici che, sicuramente, in questi giorni erano in tutt’altre faccende affaccendati per trovare il tempo di leggere quello che è stato approvato, a colpi di maggioranza, dal Parlamento.

Senza tirarla troppo per le lunghe, vale la pena ricordare a quei colleghi che  sottoscrivono manifesti a favore del SI facendo credere che, in tal modo, si vanno ad uniformare i livelli di assistenza sanitaria che trattasi di una cinica bugia perché tutto quello che è stato approvato per la ricostruzione dello Stato accentratore (con buona pace del principio di sussidiarietà e di federalismo) riguarda solo 15 regioni, ma non 20 e non soltanto per ragioni tecniche. A buon intenditor poche parole!

Vale la pena ricordare (a chi non ha avuto modo di leggere quello che è stato approvato) che la cosa più incredibile è che quanto c’è nella nuova riforma non solo non si applica immediatamente alle regioni a statuto speciale, ma questa applicazione verrà fatta dipendere da una modifica dei loro statuti … però solo se gli interessati saranno d’accordo. Sarebbe come dire: “ io nomino i Direttori Generali delle ASL della tua regione, se sei d’accordo oppure io ti tasso, se sei d’accordo”.  Alzi la mano chi pensa che qualcuno possa accettare una tale “mortificazione”!

In altre parole, invece di cancellare le anacronistiche regioni a statuto speciale che  costano  ben 14 miliardi di euro all’anno di cui almeno la metà se ne vanno in privilegi, prebende e, soprattutto, sperperi sono state, addirittura, premiate e manterranno le attuali competenze anche in materia sanitaria mentre le altre Regioni le vedranno quasi tutte sostituite da quello dello Stato. Una domanda che tutti ci dovremmo porre è: come si è potuto approvare una “schifezza” del genere che aumenta ancor più le disparità (anche in materia sanitaria) e gonfierà un possibile conflitto sociale tra popoli di alcune regioni e quelli di altre?

Infine, vale la pena ricordare  che il problema non sono solo le risorse, perché a fare la differenza è invece la capacità di organizzare la sanità sul territorio, visto che in Regioni come Lazio e Puglia l’aspettativa di vita scende mentre la spesa resta stabile, al contrario delle Regioni settentrionali, dove a un contenimento delle spese ha fatto riscontro un aumento della stessa aspettativa di vita.  Mentre, il problema del riparto dei fondi nazionali per la sanità con la riforma costituzionale c’azzecca come il cavolo a merenda!

Questa, nero su bianco, è la verità. Tutto il resto sono chiacchiere da marciapiede.

Guardia Sanframondi  02 dicembre 2016

Dott. Amedeo Ceniccola

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