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Determinazione della Corte europea sulle professioni sanitarie

 

Determinazione della Corte europea sulle professioni sanitarieGiovanni Tommaselli Segretario generale  della O.S. Nursing up di Benevento rende noto, che la   Corte di giustizia dell’Unione europea ha assunto una determinazione destinata a far storia , almeno per il destino dei contratti di migliaia di infermieri precari nel pubblico impiego .

Una giusta premessa, onde evitare inutili polemiche,  la corte di giustizia europea parla di precari dell’pubblico impiego non dei lavoratori somministrati (interinali).

Detto ciò, il provvedimento di cui si parla , è stato adottato in risposta ad una specifica richiesta avanzata dal Tribunale di Rossano , sull’applicabilità dell’articolata normativa italiana del pubblico impiego , in particolare del settore sanità .

La Corte di Bruxelles ha approfondito gli aspetti delle problematiche poste , per verificare se le norme italiane combaciano con la Direttiva UE 1999/70 sul contratto a termine e con gli altri diritti normati in sede UE .

L’ordinanza della giustizia europea è arrivata più che tempestivamente , questo si può dire, tenendo conto dei tempi diversi che ci si aspetterebbe da tali procedimenti

Ma una spinta verso la celere decisione assunta , a nostro parere , potrebbe essere arrivata proprio da parte dello Stato Italiano, il quale , nelle proprie memorie , ha soavemente ammesso che , nel nostro bel paese anche i dipendenti pubblici godono delle tutele previste dall’art. 5 del D.lgs. 368/2001 e questo significa , se non andiamo errati , che anche per loro, dopo 36 mesi di lavoro a termine il contratto di lavoro a tempo determinato si trasforma in uno a tempo indeterminato.

Nella sostanza della propria ordinanza, la corte Europea , ha ritenuto che , la trasformazione automatica a seguito di 36 mesi servizio anche non continuativi, di un rapporto di lavoro a termine in uno a tempo indeterminato , viene considerata praticamente decisiva per ritenere congrua la disciplina nazionale rispetto alle direttive dell’Unione Europea.

Da quanto sopra consegue che i precari del pubblico impiego in grado di dimostrare di aver prestato servizio per almeno 36 mesi, anche non continuativi durante gli ultimi 5 anni, possono rivendicare il diritto alla trasformazione del loro rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato , e questo a mente delle indicazioni della giustizia europea .

Da un’interpretazione esegetica della norma si precisa che la a regola sembrerebbe valere , almeno in base alle disposizioni del 2007 che hanno modificato l’art. 5 del D.Lgs. dell’anno 2001, con decorrenza dal 1° gennaio 2008 ma è giusto sottolineare che il fatto che la Magistratura Europea verifica la compatibilità delle norme nazionale rispetto alla direttiva Ce 1999/70, entrata in vigore nel 2001, quindi pare giusto asserire che i periodi da ricomprendere ai fini della stabilizzazione del rapporto di lavoro debbano partire dal 2001 ( e non dal 2008) , se è vero come pare , che già dal 2001 le disposizioni dell’Italia avrebbero dovuto rispecchiare le previsioni in materia emanate dalla comunità europea.

Come dire : se così non fosse le norme italiane non rispetterebbero le disposizioni dell’Europa.

Sostanzialmente , e come si è detto a mente delle indicazioni della giustizia europea , i precari del pubblico impiego in Italia , che siano in grado di dimostrare di aver prestato servizio per almeno 36 mesi, anche non continuativi durante gli ultimi 5 anni, possono , a buona ragione e titolo, rivendicare il diritto alla trasformazione del loro rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato .

Per le ragioni indicate , e senza voler usare toni trionfalistici di nessun genere , anche perché i procedimenti legati all’eventuale riconoscimento del diritto sono tutt’altro che semplici e veloci, abbiamo voluto iniziare questo scritto dando particolare rilievo al fatto che la decisione adottata in sede UE si pone come un impulso eccezionale e positivo rispetto alla soluzione della problematica . Si tratta di una decisione che potrebbe davvero cambiare la vita di ogni collega precario dal momento che , in forza della stessa , ogni infermiere in possesso dei requisiti previsti , potrà certo chiedere con ottime probabilità di successo ed anche in sede giudiziale qualora in sede di prima istanza fosse negato , il riconoscimento della propria assunzione a tempo indeterminato presso l’azienda sanitaria presso la quale ha prestato servizio come precario per più di 36 mesi .

Segretario generale Nursing up Giovanni Tommaselli

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