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Si può evitare l’ennesimo spreco di denaro a danno dei malati mentali?

 

Associazione la “Rete sociale onlus” “A giorni si terrà la gara d’appalto per ristrutturare la struttura psichiatrica (SIR) di Arpaise nata per ospitare i pazienti appena usciti dai manicomi, ma che da tempo le linee guida nazionali e regionali sulla salute mentale prescrivono di sostituire con strutture di piccole dimensioni come case-famiglia più idonee a reinserire i malati nella società. In base a quali motivazioni “tecniche”, dunque, i vertici della Asl su pressione del prefetto di Benevento e del sindaco di Arpaise hanno deciso di investire in tutta fretta circa 140.000 euro per ristrutturare una struttura di tipo “manicomiale” destinata ad essere chiusa perché obsoleta dal punto di vista psichiatrico?”

Questi alcuni degli interrogativi sollevati nel corso della conferenza stampa dal titolo “La vicenda di Arpaise : un’occasione per riaprire o per chiudere  i manicomi?” promossa dall’Associazione “La Rete sociale” presso il Palazzo del Volontariato, cui hanno partecipato oltre a giornalisti, medici e infermieri anche numerosi pazienti fornendo la propria testimonianza (il cui racconto più dettagliato sarà riportato a puntate sul blog “ilenzuolibianchi.wordpress.com”). Testimonianze che danno ragione a chi ha redatto il “progetto obiettivo per la tutela della salute mentale in Campania (approvato con delibera di giunta del 20 giugno 2003) sostenendo che le SIR come quella di Arpaise vanno abolite perché sono una sorta di manicomi con la porta aperta: stessa struttura totalizzante di tipo “sanitario”gestita da medici e infermieri dove si perde la  privacy e l’identità, dove la permanenza – per legge non superiore a 2 anni per evitare la cronicizzazione della malattia – è diventata decennale anche per 30enni e 40enni che potrebbero essere recuperati e invece stanno lì “parcheggiati” accanto a 80enni malati cronici.

Ecco perché  le linee guida regionali dicono che le SIR vanno abolite e che le “strutture residenziali devono essere dimensionate sul “modello casa”, devono garantire agli ospiti spazi privati, essere ubicate nei contesti urbani ed integrate nelle comunità”. E che l’impostazione sia giusta lo hanno dichiarato i protagonisti in conferenza stampa parlando coraggiosamente in pubblico, senza vergogna, della propria esperienza: “Ho vissuto per 8 anni nella Sir di Arpaise passando le giornate buttato sul letto e facendomi pipì addosso – ha raccontato Luigi , 38 anni – ma dopo un anno che vivo nella casa famiglia di Benevento sono rinato e ad Arpaise non ci voglio tornare più”. Infatti, vivendo in un normale appartamento dove conduce vita in comune con ospiti della stessa età, tutti seguiti quotidianamente da operatori di comunità e assistenti sociali che insegnano loro a gestire i propri soldi, a fare la spesa, a pulire la casa e a cucinare, Luigi, diventato autonomo,  fra poco tornerà a vivere in famiglia, lasciando il suo posto a qualcun altro da riabilitare.

Ecco perché il Dipartimento di Salute Mentale su sollecitazione della Rete Sociale ha chiesto alla dirigenza della Asl di affittare 2 case famiglia appartenenti al patrimonio comunale di Benevento – per le quali il sindaco Fausto Pepe ha già dato la sua disponibilità – e l’uso di una villetta già utilizzata in passato a Puglianello: strutture nelle quali si potrebbero portare nel giro di qualche settimana o di qualche mese la quasi totalità dei pazienti di Arpaise ora ospitati temporaneamente in una ex struttura ospedaliera di Sant’Agata dei Goti per un allagamento la cui riparazione richiede lavori non realizzabili con i malati all’interno.

Un allagamento che, però, anziché divenire occasione per chiudere la SIR di  Arpaise portando avanti iniziative più valide già avviate, sta diventando pretesto per ristrutturare e riaprire una struttura manicomiale che avrebbe già dovuto essere abolita da tempo. Perciò con questa conferenza stampa abbiamo voluto sollevare il problema affinché alla luce dei fatti esposti, l’Asl voglia utilizzare gli strumenti di autotutela a disposizione della pubblica amministrazione, per rivedere l’impostazione di una gara d’appalto che già si profila come l’ennesimo spreco di denaro pubblico.

Firmato : La  Rete sociale

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