Gli archivi del lavoro: viaggio nel passato del mondo del lavoro sannita
Comunicato della provincia di Benevento Nell’ambito della mostra: “BALIE. Donne tra lavoro e cura”, inaugurato lo scorso 6 marzo scorso, seconda edizione dell’appuntamento annuale “Gli archivi del lavoro: viaggio nel passato del mondo del lavoro sannita”, si è svolto, presso l’Archivio di Stato di Benevento, il Convegno su: “Maternità e infanzia in Italia tra passato e presente”.
Moderato dalla prof.ssa Rossella Del Prete e promosso dall’assessorato alla cultura della Provincia di Benevento, con la cooperazione dell’Archivio di Stato di Benevento e la Società italiana delle storiche, il Convegno ha affrontato la tematica della maternità e dell’infanzia, tra passato e presente, dal punto di vista medico, psicologico e sociale.
Nell’ambito del Convegno è stato presentato il libro: “In scienza e coscienza. Maternità, nascite e aborti tra esperimenti e bioetica” (Carocci, 2009), a cura di Patrizia Guarnieri, dell’Università di Firenze, che si occupa delle modalità, quindi, con cui una donna sceglie o non sceglie di aver un figlio, il pregiudizio sociale, il carico anche di lavoro e di responsabilità che in qualche modo l’affligge.
Introducendo i lavori, la prof.ssa Del Prete ha ricordato le finalità del recupero della memoria delle balie. «L’intento è affrontare in maniera multidisciplinare le forme d’intervento a tutela dell’infanzia nel corso del tempo e nelle diverse realtà italiane. Nel passato il recupero dei bambini abbandonati – i cosiddetti proietti o infanti esposti – avveniva grazie alle balie – ha detto la Del Prete. Anche a Benevento – ha continuato la docente – c’era la ruota degli esposti, con l’ospedale dell’Annunziata che accoglieva gli abbandonati con un sistema di baliatico che funzionò per tutta l’età moderna. A fine 800 per i bimbi abbandonati intervennero Comune e Provincia, poi fu aperto il Brefotrofio provinciale di Benevento, per accogliere gli orfani e stipendiare in maniera regolare le balie che erano fondamentali, naturalmente, per il nutrimento dei bambini».
La riscoperta di questo passato si confronta poi, ha proseguito la Del Prete, con le modalità moderne di affrontare il tema dell’infanzia abbandonata e dei problemi dell’accoglienza per madri e bambini in difficoltà. E’ importante, ha ricordato la Del Prete, il contributo a questo approfondimento dato dal “Comitato per il diritto alla conoscenza delle origini”, anche perché, ha spiegato la docente, uno dei problemi fondamentali degli orfani è sempre stato quello di non poter risalire alle origini e al loro patrimonio genetico in caso di malattie rare invalidanti o di trapianti.
L’assessore provinciale alla Cultura, Carlo Falato, si è soffermato sul ruolo che gli Enti locali hanno avuto dall’Unità d’Italia per la tutela dell’infanzia e della maternità. Oggi, ha detto Falato, viene in grande rilievo il tema delle adozioni e i diritti degli adottati. L’assessore ha auspicato che si possa al più presto sottoscrivere, con la Società italiana delle storiche, un protocollo d’intesa “per fare in modo che ci possano essere quante più concorrenza di forze per lavorare sul piano delle iniziative culturali e sul piano delle sinergie istituzionali a favore della crescita culturale del nostro territorio”.
La direttrice dell’Archivio, Valeria Taddeo, ha sottolineato che il Convegno affronta il tema della maternità esaltando il ruolo spesso negletto delle donne che con la figura della balia, una attività a metà tra il lavoro e la cura sanitaria ed affettiva.
La presidente della Società Italiana delle Storiche, Elisabetta Vezzosi, ha accolto positivamente l’invito dell’assessore Falato, ed ha auspicato una sollecita sigla dell’auspicata convenzione con la Provincia. La nostra missione, ha detto la presidente, è di affrontare i grandi temi del presente dal punto di vista della loro evoluzione storica. Parlare del lavoro delle donne è, secondo la Vezzosi, importante, in quanto l’Italia è il fanalino di coda in Europa insieme al Portogallo e alla Grecia per la presenza femminile: solo il 46% delle donne italiane è in maniera strutturata nel mercato del lavoro. Riscoprire e valorizzare le fonti del lavoro femminile, ha concluso Vezzosi, contribuisce a valorizzare anche il lavoro delle donne oggi.
La Guarnieri ha quindi illustrato il proprio libro che vuole discutere le scelte difficili per la donna davanti alla maternità, a partire dallo stesso desiderio di maternità che talora rimane insoddisfatto per ragioni sociali. Infatti, il bassissimo tasso di natalità italiano viene analizzato da un gruppo di studiosi con competenze diverse per cercare di capire perché mai l’Italia in qualche modo costituisca un caso peculiare in fatto di denatalità anche per i Paesi occidentali: infatti, in Italia proprio le donne che lavorano e che hanno uno stipendio e che quindi potrebbero permettersi più figli, come infatti accade in Francia, sono, al contrario, quelle donne che ne hanno meno. Quando mancano strutture, asili e possibilità, quando aumenta la precarietà nel lavoro femminile, ha spiegato la Guarnieri, è sempre più difficile realizzare il desiderio di maternità.
È quindi intervenuta Maria Luisa Califano, della Società Italiana di Psicoterapia Analitica, che si è soffermato sui temi della procreazione, dell’aborto, dell’infanticidio, delle nuove forme di adozione e delle nuove forme del nucleo familiare. Il libro riflette sugli aspetti storici, giuridici e psicologici che si snodano intorno alle biotecnologie, che, incidono sulla maternità e sulla figura della donna in correlazione al discorso del gruppo sociale di cui lei poi sarà portatrice rispetto alla crescita delle nuove generazioni.
Ha concluso Emilia D’Antuono, dell’Università Federico II di Napoli: «I punti fondamentali del volume della Guarnirei – ha detto – sono il riconoscimento della istanza di maternità come qualcosa di diverso da un normale bisogno, da un comune desiderio: bisogno e desiderio rendono equivalenti gli oggetti a cui fanno riferimento, mentre l’istanza della generazione ha a che vedere con l’identità degli esseri umani. Quindi l’istanza di generazione non va confusa con un bisogno o un desiderio ordinario e la medicina che si occupa dei problemi relativi alla generazione, non può essere equiparata alla medicina del desiderio: la volontà delle donne di mettere al mondo qualcuno, non può essere equiparata ad un bisogno o ad un desiderio».
loading...

